Breivik il sionista

Maurizio Blondet 26 Luglio 2011

Lunedì 18 luglio, ad Oslo, il ministro degli Esteri Jonas Gahr Store ha ricevuto Mahmoud Abbas, il capo dell’Autorità Palestinese, rendendo chiara e definitiva la volontà del governo norvegese di riconoscere la Palestina come Stato. Al rappresentante palestinese in Norvegia è stato ricoinosciuto lo status di ambasciatore.

È una mossa a cui Israele è estremamente ostile. Benchè l’aspirazione della Palestina a dichiararsi unilateralmente Stato sia appoggiata da molti Paesi del Terzo Mondo e dell’America Latina, la Norvegia è l’unico Stato europeo a farlo.

Il 19 luglio, martedì, Eskil Pedersen, il leader del movimento giovanile del partito laborista norvegese (AUF) rilascia dichiarazioni che il giornale Dagbladet pubblicherà il giorno dopo, mercoledì 20:

Eskil Pedersen

   Eskil Pedersen insieme al primo ministro norvegese Stoltenberg durante i funerali

«È giunto il momento di attivare misure più severe contro Israele» per il suo trattamento dei palestinesi, dice Pedersen: «Il processo di pace non va da nessuna parte, il mondo intero aspetta che Israele si degni di conformarsi, ma non lo fa. Perciò noi della Gioventù Laburista vogliamo un embargo economico unilaterale della Norvegia contro Israele».

Il movimento giovanile norvegese, spiega Dagbladet, ha attivamente promosso la campagna internazionale di boicottaggio contro Israele (per le atrocità commesse a Gaza). Adesso, nel suo ultimo congresso, ha chiesto al governo norvegese di imporre un embargo unilaterale, più stretto di prima.

«So che è una misura drastica», dice Pedersen, «ma secondo me dà un chiaro segnale che siamo stanchi del comportamento israeliano». (Dialog nytter ikke, Jonas)

Il 22, venerdì, Anders Behring Breivik fa esplodere un potentissimo ordigno alla libanese presso i palazzi governativi di Oslo, e poco dopo, armato di mitragliatore militare e chili di proiettili, compie il suo massacro sull’isola di Utoya, sterminando quella gioventù laburista così esplicita nella denuncia della doppiezza e crudeltà israeliane.

Come anti-islamico, Breivik avrebbe potuto fare una strage in una moschea: del resto era proprio venerdì. Invece ha usato il suo armamento bellico per massacrare i membri del partito inviso ad Israele.

Breivik si è comportato come un perfetto Manchurian Candidate, attivato da un qualche segnale. Ma si sa, i candidati manciuriani, che una manipolazione cerebrale ha reso robot letali pronti a scattare dopo anni di normalità, esistono solo nei film. Non siamo complottisti, suvvia, non facciamoci deridere.

Gilad Atzmon

   Gilad Atzmon

È per me motivo di ammirazione e d’onore constatare che il primo a sfidare la derisione, e a ventilare nell’eccidio norvegese una risposta israeliana alla decisione filo-palestinese del governo di Osllo, è stato Gilad Atzmon. Sappiamo chi è Atzmon: musicista di livello, saggista, nato in Israele, ha scelto di vivere a Londra avendo aperto gli occhi sulla natura anti-umana dello Stato ebraico, e dove cerca di aprire gli occhi a tutti noi. È stato anche soldato d’Israele, conosce i metodi e i machiavelli del sistema, e dunque ha sùbito visto nella strage norvegese la mano ebraica.

«Da ammiratore di Israele qual è, Behring Breivik sembra aver dato ai suoi compatrioti lo stesso trattamento che lIsraeli Defense Force riserva ai palestinesi», ha scritto. (Was the Massacre in Norway a reaction to BDS?)

Filo-ebreo entusiasta, Breivik si manifesta in più parti del suo verboso testamento ideologico (1.500 pagine) in inglese:

«Quando qualcuno mi chiede se sono un nazional socialista, sono profondamente offeso. Se cè una figura storica che odio è Adolf Hitler (…)».

E come mai Breivik odia Hitler? Ecco la sua risposta:

«Hitler aveva le capacità militari per liberare Gerusalemme dalloccupazione islamica. Avrebbe potuto giungere ad un accordo con il Regno Unito e la Francia per liberare le antiche terre giudeo-cristiane allo scopo di restituire agli ebrei la loro culla ancestrale… Gli ebrei avrebbero guardato ad Hitler come ad un eroe, per aver ridato loro la terra santa».

Pù avanti:

«Coloro che disapprovano il diritto di Israele ad esistere sono o antisemiti, o sono disennati. Chi ha un po di senno dovrebbe sostenere il sionismo (nazionalismo israeliano) che è il diritto di autodifesa di Israele contro il Jihad».

Una frase che potrebbe essere uscita dalla penna di Fiamma Nirenstein. O forse dalla centrale di propaganda che indottrina l’uno e l’altra.

Ma ecco i consigli di Breivik a chi vuol essere un vero conservatore:

«Studiate Otto von Bismarck, non Adolf: il primo è stato il precursore della destra moderna, il secondo della sinistra. Studiate il Risorgimento italiano (che fu un vasto movimento di rinascita nazionale e non il complotto di una piccola elite, come dicono i libri) e unalleanza fra la destra aristocratica (il conte di Cavour e re Vittorio Emanuele) e la Sinistra rivoluzionaria (Garibaldi). Guardate alla rinascita della Turchia per opera di Ataturk… Irlanda e Israele hanno avuto le lotte nazionaliste da cui possiamo imparare molto: in ciascun caso, un pugno di visionari ha sollevato intere nazioni, dopo secoli, o anche millenni di oppressione… Dunque combattiamo insieme ad Israele, a fianco dei nostri fratelli sionisti contro tutti gli anti-sionisti, contro tutti i marxisti-multiculturalisti». (The Norway Shooter’s Support for Zionism: In His Own Words)

Chi sa da quali logge fu ideato e sostenuto il Risorgimento, e chi sa che i nazionalisti turchi di Ataturk erano in realtà Donmeh cripto-ebraici (come ho modestamente documentato nel mio Cronache dellAnticristo) può intuire quali ambienti abbiano indottrinato il giovanotto. E ha imparato con profitto, essendo in grado di ripetere praticamente a memoria il verbo ufficiale sulla spontaneità dei nazionalismi europei del 19° secolo (lo stesso che ripete, per dire, Napolitano o Ciampi)… Evidentemente, il pluriassassino non ha frequentato la Loggia Soilene di Oslo solo per farsi fotografare col grembiulino e stringere relazioni d’affari.

Atzmon ci informa che Breivik è sicuramente stato un lettore di un blog norvegese, documentato, «che è diretto da Hans Rustad, un ex giornalista di sinistra. Runstad è ebreo, sionista sfegatato, e continuamente lancia l’allarme contro la islamizzazione, la violenza e gli altri problemi sociali che secondo lui sono dovuti allimmigrazione musulmana».

Anche questa biografia è consueta. Quanti ne abbiamo conosciuti in questi anni, di ebrei di sinistra, troztkisti spesso, che sono diventati di destra (in coincidenza col passaggio a destra della maggioranza israeliana, una volta laborista) e ogni giorno ci incitano a difendere «la civiltà occidentale», a riscoprire «le nostre radici giudeo-cristiane» e dunque ad arruolarci alla crociata contro l’Islam che minaccia di fare dell’Europa una Eurabia?

In America sono l’influente legione dei neocon, dei Kagan e dei Kristol (figli o nipoti di trotzkisti russi fuoriusciti) gli Horowitz, i Wolfowitz, i Muravchik, i Perle, i membri dell’American Enterprise; in Italia basterà fare i nomi di Giuliano Ferrara – figlio del numero 2 del PCI sovietizzato, oggi ateo devoto – e della stessa Nirenstein: da giovane, se l’avesse avuta vinta, avrebbe portato l’Italia nella sfera sovietica, oggi organizza Amici di Israele nel Parlamento italiano su posizioni a destra di Netanyahu.

Atzmon ci informa che questa rete è ancora più grande: cita per esempio siti e riviste come FrontPage Magazine, il britannico Harrys Place, Daniel Pipes, e molti altri che diffondono il verbo dell’islamofobia e della crociata per l’Europa cristiana; e non si limitano a scrivere e a parlare: cercano di fare adepti e di infiltrarsi nelle file dell’estrema destra marginale, che in Europa è fatta di gruppi piccoli, ma sempre pronti a passare all’azione violenta.

Julian Kossoff

   Julian Kossoff

Julian Kossoff, giornalista ebreo britannico, deplora e denuncia sul Telegraph l’infiltrazione di militanti sionisti nella English Defense League e nel National Front: nella prima, si sarebbe formata persino una «divisione ebraica» che partecipa alle manifestazioni dei fascistelli inglesi, e alle angherie che questi gruppi compiono contro gli immigrati musulmani, con le bandiere di Israele. Kossof si domanda cos’hanno da spartire degli ebrei con questi «teppisti da tifoseria»: ingenuo snob. Si può ricavare molto manipolando dei teppistelli che nulla capisono delle operazioni astute ed acute indotte dal Mossad.

Ed evidentemente, è giunto un ordine generale di abbandonare lo snobismo ebraico, turarsi il naso e affiancare (e forse pagare) questi teppisti, utili idioti anti-islamici. (The English Defence League, the Jewish division and the useful idiots)

Ora si sa che Breivik aveva degli agganci a Londra, in quei precisi ambienti infiltrati dai sionisti di destra. (Hunt for Britons linked to Norway killer Anders Behring Breivik)

Il tomo di 1.500 pagine scritto da Breivik in inglese, e da lui spedito via e-mail a 5.700 persone poche ore prima di compiere la strage, è del resto datato London 2011. E si apprende che Breivik era in continuo e cordiale contatto web e personale con almeno 150 esponenti dello English Defense League. La divisione ebraica? (Norway killer Anders Behring Breivik had extensive links to English Defence League)

Isaak Nygren

   Isaak Nygren

Ora, i giornali svedesi rivelano che un’ora prima di sterminare, Breivik ha inviato una mail a tale Isaak Nygren, esponente di spicco degli Sweden Democrats, movimento anti-islamico in crescita politica. Nygren, guarda caso, è ebreo. Brevik apparentemente era un suo buon amico, anche se Nygren, raggiunto dai giornalisti svedesi in un kibbutz israeliano dov’è andato in vacanza militare, lo nega. (Tidigare SD-medlem chockades av mejlet från mördaren)

David Horowitz

   David Horowitz

Gilad Atzmon riferisce inoltre di un furente articolo anti-norvegese, che David Horowitz, esponente neocon americano molto influente, ha scrittro e postato sul suo sito FrontPage un giorno prima che il Manchurian Candidate si attivasse per lo sterminio. L’articolo appare una giustificazione preventiva dell’eccidio. Il titolo già dice il tono: I Quisling di Norvegia.

Svolgimento: «Appoggiando la richiesta di Abu Mazen di riconoscere la Palestina come Stato, il governo norvegese si è comportato come Quisling, il capo di governo filo-hitlerianno che negli anni30 portò la Norvegia a fianco del Terzo Reich. Un governoantisemita’», infuria Horowitz, «che ha capeggiato la campagna di disinvestimento e di boicottaggio economico contro Israele…». (Massacre in Norway– More About the Jewish Right Wing Connection)

Un governo multiculturalista, influenzato dagli immigrati islamici, che merita una punizione.

Una posizione che è riecheggiata da un sito israeliano, in ebraico, e di cui Gilad Atzmon ci traduce qualche commento: (http://rotter.net/forum)

«I criminali di Oslo hanno pagato».

«È stupidità e malvagità non desiderare la morte per coloro che invocano il boicottaggio di Israele».

Ed infine un commento illuminante:

«Anche i membri della Gioventù Hitleriana uccisi nei bombardamenti della Germania erano innocenti. Piangiamo pure sui terribili bombardamenti messi a segno dagli Alleati… ma qui abbiamo una banda di odiatori di Israele che si riuniscono in un Paese che odia Israele in una conferenza che appoggia il boicottaggio. Sicchè non è bello latto in sè, e noi lo condanniamo… ma piangere per loro? Suvvia. Noi ebrei non siamo cristiani. Nella religione ebraica non cè alcun obbligo di amare il nemico».

Ottima spiegazione del perchè il concetto di giudeo-cristianesimo è un falso ideologico, diffuso a scopi propagandistici dalla nota centrale – e che anche in Vaticano si sono bevuti. Ma forse, solo per scongiurare un attentato islamico di Al Qaeda in Vaticano?

Resta il fatto che in Israele ci sono tutti i mezzi, e tutta la mentalità, non solo per desiderare la morte dei boicottatori, ma anche di provocarla attivamente, magari per mezzo di un Manchurian Candidate.

Gordon Duff, che è un ex marine, sostiene nel suo blog che «una auto-bomba reca sempre la firma di una agenzia di intelligence». (The Second Tragedy is the Lies)

Gilad Atzmon definisce Beivik un «Sabbath Goy». Così vengono chiamati, in Israele e nel talmudismo, i gentili di basso livello sociale che vengono assoldati come servi dai pii ebrei per compiere i modesti lavoretti che un pio ebreo non può fare di sabato.

«Nella realtà sionizzata in cui tragicamente viviamo, il Sabbath Goy uccide per conto dello Stato ebraico. E può farlo persino volontariamente», conclude Atzmon.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s